
Una prima fondamentale premessa: Videomind non è solamente un progetto musicale bensì un lavoro in continuo mutamento ed evoluzione, "giocato" a 360° tra arte visiva e componenti di ultima generazione, come la grafica 3D, godibile da occhi e orecchie dell'ascoltatore: questo è il vero punto di partenza artistico per comprendere l’idea sottesa a questo multiforme prodotto. Videomind sono: Clementino, campione indiscusso di rap battles, il suo stile ironico è unico nel panorama italiano, è un vero eroe nostrano del freestyle. Tayone, il talento del djing italiano e internazionale: dal 1997 ha prodotto e collaborato con tantissimi artisti, da Roy Paci a Neffa, passando per molti musicisti hip hop di casa nostra. Infine Paura, un titano dell'innovativa scuola hip hop partenopea, elemento di spicco del progetto 13 Bastardi, è un grafico di fama nazionale e il suo know how è fondamentale per il progetto Videomind.
Videomind è ambizioso e in linea con le nuove tendenze artistiche del terzo millennio: una miscela di disco dance, elettronica e hip hop. Un nuovo modo di intendere i ritmi propri della black music ma in una versione più smart, post adolescenziale e assolutamente 2.0.
Ad ottobre 2010 è il momento di “Afterparty”: primo disco ufficiale del trio uscito per Relief Records con distribuzione Audioglobe.“Siamo figli e vittime della video-generartion e dei tempi che viviamo” è la grande ammissione che tesse i fili di Afterparty. Open mind-Videomind ne è lo slogan che, oltre a riassumere le coordinate mentali e gli intenti del trio, ne palesa la transmedialià. Il video come nemico e amico, l’immagine come forza e punto debole. Mondo reale e immagini virtuali creano personalità complesse che non possono sfuggire a se stesse e alla contemporaneità. Una dicotomia che si tramuta anche in dialogo fra analogico e digitale. Così musicisti di calibro (come Roy Paci, Federico Poggipollini, Alessio Manna e Patrick dei Casino Royale, e ancora Daniele Franzese e Davide Beatino) entrano in studio e i camiponatori diventano parte di un’orchestra propria al 2010. Il risultato è pop, o meglio, scava verso le radici fino a rintracciarne il seme nella parola “popolare”.